Mi presento a tutti, sono Giovanni, ho 34 anni, sono di Roma e ho deciso che ricomincio da zero una nuova vita all’estero. Così inizia lo sfogo di Giovanni che ha lasciato sul nostro gruppo Facebook. Leggiamo il suo interessante sfogo verso una città e una nazione, che a suo parere, non gli offriva più un futuro.

Ciao a tutti, mi chiamo Giovanni ho 34 anni e sono di Roma, ho appena concluso un’esperienza di 4 anni in un bar in un quartiere del Nord della città. Non voglio dire il nome del quartiere perchè non vorrei si rischiasse che qualcuno possa capire a che bar mi riferisco. Infatti anche il profilo facebook che sto utilizzando per pubblicare questa lettera è “falso”, speriamo di non venire bannati. Sappiate comunque che anche se il profilo è falso, la storia è assolutamente vera.

Vi spiego perché ho deciso di ricominciare da zero

Capire dove e come trovare lavoro all’estero

Tutto inizia 4 anni fa quando vengo assunto dal bar con mansioni di tutto fare per un contratto part-time di 6 mesi. Essendo un contratto di 20 ore dovevo avrei dovuto lavorare soltanto 4 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Sin da subito capisco che queste 20 ore alla settimana in realtà erano sempre almeno 30. “Dai Giovanni, lo sai perfettamente che il mondo dei bar è così, sai a che ora entri, ma non puoi sapere a che ora esci. E poi hai un lavoro, non ti lamentare.” Ho sentito così tante volte questa frase che ho cominciato a farla diventare mia.

Quindi vado avanti, procedo con le (almeno) 30 ore alla settimana di lavoro, quando mi accorgo che, nonostante le ore fossero stabilmente almeno 10 in più alla settimana, lo stipendio era calcolato su 20 ore precise precise. “Dai Giovanni, non fare subito il polemico, ricordati che non ti puoi lamentare perchè almeno un lavoro ce l’hai e non è poco al giorno d’oggi”.

Passano le settimane e arriva il secondo stipendio. La storia non cambia, le ore sono sempre almeno 30, ma lo stipendio calcolato sulle 20. Questa volta prendo coraggio e chiedo un confronto col titolare. Sudavo freddo, come se fossi io quello che non si stava comportando bene. Con tutta la gentilezza del mondo gli faccio notare l’importante disparità tra ciò che mi veniva richiesto con ciò che mi veniva dato. Senza contare il fatto che non solo mi stavano utilizzando come tuttofare, ma ero passato a fare centinaia e centinai di caffè al giorno senza che nessuno mai mi avesse spiegato il lavoro da barista. Comunque sia l’incontro si conclude con il titolare che mi guarda un po’ stizzito dicendo che nei bar funziona così, se non mi piace posso cercare un altro lavoro. “Te l’avevamo detto Giovanni, non ti puoi lamentare, un lavoro ce l’hai.”

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Passano le settimane, passano i mesi, il trattamento rimane lo stesso e il contratto, invece di diventare a tempo indeterminato come speravo, viene solo rifatto per altri 6 mesi.

Credo pure che quell’incontro col titolare non sia piaciuto più di tanto. Il mio umore ne risente e anche tanto. Ogni sera torno a casa triste e frustrato, non tanto per la pesantezza del lavoro (alla fine sono 30-32 ore alla settimana, niente di non gestibile e il lavoro mi piace pure, a parte qualche str…, faccio amicizia con diversi clienti), ma per il fatto di sentirmi preso in giro e per essere sottopagato. Possibile che non merito di meglio e nemmeno posso lamentarmi solo perché “ci sono persone che un lavoro non ce l’hanno”?

La mattina mi svegliavo triste perché mi accorgevo di non avere un futuro. Che futuro può darmi un lavoro col quale a malapena pago affitto e bollette, che non mi permette di avere una vita sociale normale e che non mi permette di crearmi un futuro? Sì, vero, imparare a lavorare come barista mi può tornare utile in futuro, ma per tutto il resto non vedo un briciolo di positività. Ogni sera mi metto sotto le coperte e faccio fatica a prendere sonno.

Non sono orgoglioso di Giovanni, questo è poco, ma sicuro.

Però una mattina succede qualcosa a cui all’inizio non ho dato molto peso che però col senno di poi, è diventato uno switch fondamentale.

Non credo nel caso e nella fortuna, ma credo che le nostre vite siano un disegno prestabilito. Una mattina mentre ero in bagno a fare i bisogni, apro il telefono e tra i vari articolo che Google mi suggerisce c’era l’articolo dove si diceva che le regole per gli italiani che volevano andare in Australia erano cambiate. Il limite d’età per richiedere il Working Holiday VISA per noi italiani non era più di 31 anni, ma di 36 anni.

Ho come l’impressione che questa legge si chiami “Legge per Giovanni”. Mi sembrava un segnale, un chiaro segnale che dovessi dare un cambio netto alla mia vita e andare a vivere dall’altra parte del mondo.

Ovviamente non è una decisione che si prende dall’oggi al domani, quindi cerco tante informazioni sui social. Cerco notizie su come fare, cerco di capire quali siano i lati positivi e anche i lati negativi del vivere in Australia.

Scambio anche due parole con Stefano Piergiovanni su Instagram che mi aiuta a reperire qualche informazione in più su questo eventuale passo e mi prendo un mese per decidere. Intanto, come anche Stefano mi aveva consigliato, mi iscrivo a un corso di inglese online. Sia che vada in Australia, sia che rimanga in Italia, studiare inglese è sempre importante.

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Non dimenticherò mai questa data: il 12 luglio 2023 quando oltre a fare un caldo torrido, per una semplice disattenzione mi rovescio un’intera tazza di cappuccino bollente sulla mano. Oltre al dolore, il titolare mi rimprovera perché avrebbe dovuto deve fare un nuovo caffè per il cliente.

Basta!

La sera stessa torno a casa e mando un’email a Stefano Piergiovanni chiedendogli di aiutarmi a trasferirmi a Sydney. Non ci penso due volte, tanto peggio di questa vita che sto portando avanti non mi può succedere niente. Non sono motivato, sono stramotivato e voglio cambiare tutto della mia vita: si ricomincia da zero!

Comunico al titolare che mi licenzio e l’unica risposta che ho ricevuto è stato uno sguardo come di disprezzo. Forse gli scoccia dover trovare un’altra persona da sfruttare.

Intanto il giorno dopo ricevo risposta da Stefano e mi dice che prima di procedere devo richiedere il passaporto perché senza quello non potevamo fare nulla. Vado quindi a richiederlo e dopo quasi due mesi di arriva. A quel punto richiediamo insieme il Working Holiday VISA e non potete immaginare che emozione quando mi è arrivata l’email di conferma! Prenoto il volo per 15 dicembre 2023…come a dire: anno nuovo vita nuova!

Gold Coast 300 250

Al momento in cui vi scrivo questa lettera sono quasi 6 mesi che vivo a Sydney. Lavoro come barista (a qualcosa mi è servito lavorare ed essere sottopagato) e vivo in una casa in pieno centro condividendo la stanza con altre due persone. Sono passato dall’avere una casa tutta per me a Roma al condividere stanza a Sydney. Questo a dimostrazione di due cose: all’estero non è tutto oro ciò che luccica; se sei felice dentro di te, puoi sopportare qualsiasi cosa.

Spero tanto che questa lettera “apra gli occhi” a tante persone che si trovano in questo momento nella stessa situazione in cui mi trovavo io fino a qualche mese fa. Non date retta a chi vi dice frasi stupide come “non ti lamentare che c’è chi sta peggio di te”. La vita è una e va vissuta al massimo.

Ora vi lascio con una frase di un famoso film “Chiedimi se sono felice”.

 

Un saluto dal “vostro” Giovanni da Sydney.