La mia esperienza a Londra inizia col fatto che ho trovato lavoro grazie a questo sito, Viviallestero.com. Ero a casa, stavo cercando disperatamente lavoro come ingegnera civile, stavo mandando candidature in tutto il mondo quando sono finita sulla pagina delle offerte di lavoro per italiani a Londra di questo sito. Vedo un annuncio che sembrava creato appositamente per me: avevo tutti I requisiti richiesti e avevano bisogno che il candidato parlasse anche un po’ di italiano.

Vi racconto la mia esperienza londinese

Dopo pochi giorni dall’essermi candidata, ricevo un’email dove mi chiedevano se ero interessata ad organizzare un primo colloquio con l’azienda. Ovviamente non potevo rifiutare! Gli ostacoli da superare sono stati diversi, infatti al primo colloquio ne sono susseguiti altri due, di cui l’ultimo col capo dei capi. Dopo esattamente 22 giorni di “travaglio” ricevo l’ottima notizia: mi offrono un contratto e mi propongono anche il visto (eh sì, ora per poter lavorare a Londra bisogna ottenere un visto come descritto anche in questo articolo: https://viviallestero.com/ricerca-di-un-lavoro-a-londra/).

Tutto ciò che vi ho racconto fino ad ora riguarda il pre partenza, ma ora concentriamoci sulla mia vera esperienza a Londra. I primi problemi riscontrati? Ovviamente il “weather” e il cibo. Inutile dirlo. Questa è la risposta, scontata, di qualsiasi connazionale alla solita, scontata, domanda: “ma cosa non ti piace di Londra? Cosa proprio non sopporti?”. Per il clima non c’è nulla da fare, è veramente difficile abituarsi al fatto che ci siano 4 stagioni all’interno della stessa giornata. Mentre per il cibo e per il caffè si cerca di abituarsi. Faccio spesa nei supermercati cercando di acquistare i prodotti più decenti, mentre per il caffè mi accontento di ciò che viene servito nelle catene come Starbucks, Caffè Nero, Costa Coffee e simili.

Il lavoro e l’ambiente lavorativo sono ottimi, incredibili, totalmente diversi da quelli che ero abituata a vivere in Italia. Però la città di Londra non sempre è facile. Non vi nascondo che ogni tanto mi chiedo cosa ci faccio qui. Quando mi prendono queste crisi cerco di fare mente locale e pensare che nessuna città al mondo è come Londra. O meglio, credo che l’unica città che possa battere Londra sia New York negli Stati Uniti.

Proprio per la sua unicità e la sua atmosfera (certo, anche per l’inglese, che non fa mai male) alla fine la mia scelta è quella di restare nella capitale britannica. Ho deciso di prendermi un mese di ferie e passarle a Londra, una pausa ricercata dalla quotidianità del lavoro e della cosiddetta “vita di tutti i giorni” che non mi permette di capire veramente dove io sia finita a vivere.

Ho tanti amici che ancora vivono in Italia e che mi chiedono se sono felice della scelta che ho fatto e, senza averglielo chiesto e senza che loro possano avere la possibilità di valutare concretamente, si permetteono di darmi consigli.

Allora mi sono chiesta: ma si parte per fuggire o si parte per scoprire?

Credo per entrambe le cose, e forse si fugge dall’impossibilità di scoprire. Ho sempre detto che me ne sarei voluta andare per cercare, non per scappare da qualcosa. Ma forse non è del tutto vero. Inizio a diventare troppo insofferente ad alcuni modi di pensare e comportamenti da cui mi sento sempre più circondata, accerchiata. Inizio ad essere stufa di sentire persone che continuano a lamentarsi e non muovono un dito per cambiare. Faccio fatica a continuare a dialogare con chi predica il cambiamento, perché le cose così non vanno, basta che questo cambiamento stia fuori dal loro orticello e non intacchi i privilegi acquisiti. Boati e anatemi contro la classe politica, senza accorgersi che questa è l’esatto specchio della nostra società, che, nel nostro piccolo, siamo noi a determinare. Sono stanca di conoscere o avere a che fare con persone per cui la cosa che più conta è l’apparire, che escono la mattina dalle loro case con indosso la loro bella maschera e che quando riesci a intravedere cosa c’è sotto, trovi il nulla. Sono annoiata da chi continua ad agire pensando sempre al giudizio altrui, senza mai sviluppare un sano ed autentico senso critico verso sé stessi.

Sono delusa dalla mentalità dominante (tipica italiana) per cui chi frega l’altro è sempre il vincitore. Ne ho le scatole piene di un paese dove non si può mai cambiare nulla, dove tutti criticano e nessuno propone, dove tutti sembrano anestetizzati, disposti ad accettare ormai qualsiasi cosa, dove la colpa è sempre dell’altro e pochi sanno assumersi le responsabilità. “Guarda che è uguale ovunque, cosa credi? Cosa pensi di trovare fuori?” è l’osservazione più comune che mi sento fare. Si, può essere, forse il mio è solo un miraggio. Anche se l’idea che mi sono fatta grazie anche a questa esperienza a Londra, non è esattamente questa e poi, come al solito, nelle cose io ci devo ficcare il naso per vederle, capirle e crederle.

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Io amo l’Italia, ma è con gli italiani e con la nostra mentalità che credo di avere qualche problema di convivenza, con cui troppo spesso mi scontro.

E così, col fardello di questi pensieri (fossero solo questi), affronto questa esperienza a Londra, tra lavoro e ricerca di me stessa.