Ufficiale: È illegale chiedere l’età durante un colloquio di lavoro…ma in Italia sembra che non ne vogliano sapere di non chiederla!

Non conosco direttamente il mercato del lavoro italiano, ma posso tranquillamente affermare di conoscere alcuni suoi aspetti grazie ai mille commenti e alle tantissime domande che quotidianamente ricevo sui miei canali social (Instagram, TikTok e Youtube).

“Stefano, ho 41 anni, sono troppo vecchio per trovare lavoro all’estero?”. Agli inizi rimanevo colpito da tale domanda. Le persone non mi chiedevano se potevano trovare lavoro in base alle loro esperienze e alle loro qualità, ma tutto girava attorno agli anni compiuti come se aver superato una certa età fosse un’importante discriminante. Per parlare del tema dell’età all’estero mi viene in aiuto il governo australiano che ha rilasciato una guida ufficiale sulle domande che non si possono porre durante un colloquio di lavoro. Sappiate che tali linee guida sono applicabili anche in Europa, visto che l’Unione Europea conferma che è vietato porre domande personali ai candidati.

È illegale chiedere l’età durante un colloquio di lavoro

Capire dove e come trovare lavoro all’estero

L’Italia è un paese per vecchi. Un manager di 45 in Italia è un giovane manager, mentre all’estero è attempato; in nazioni come la Germania o la Svezia a 18 anni si va via di casa per “farsi” una vita, mentre in Italia restiamo a casa di mamma e papà fino ai 30 passati; in Italia un imprenditore sotto i 30 anni quasi non viene nemmeno preso in considerazione da business partner, mentre all’estero “se non crei la tua attività entro i 30 anni, quando pensi di farlo?”. Siamo vecchi in tutto, eccetto quando si è alla ricerca di un lavoro, dove l’aver superato i 30 anni diventa un grosso problema. Il perché? Ci sono tante teorie, ma nessuna di queste potrà mai essere considerata valida in quanto scegliere un candidato in base all’età è illegale! (Leggetevi il bellissimo racconto di chi invece ha cambiato vita a 50 anni!)

I datori di lavoro utilizzano un colloquio per capire quanto il candidato o la candidata possa essere adatto o adatta ad un ruolo. Il primo colloquio conoscitivo ed anche quelli successivi sono il modo ideale per discutere le capacità e le competenze. Ma che tipo di domande le agenzie di selezione del personale e i datori di lavoro possono porre ai candidati durante un colloquio di lavoro?

Lo scopo di un colloquio di lavoro è quello di determinare se il candidato che hanno di fronte possa essere la persona più appropriata per quel particolare ruolo per il quale stanno assumendo. Per questo motivo le domande che vengono poste devono riguardare solo ed esclusivamente le capacità del candidato e non possono assolutamente entrare nella sfera “personale”.

Quindi quali sono le domande che i datori di lavoro per legge non possono chiedere?

Eccovi alcuni esempi di domande non permesse:

  • Quanti anni hai?
  • Sei in una relazione omosessuale?
  • Di che etnia sei?
  • Di che religione sei?
  • Sei incinta o stai pianificando di creare una famiglia?
  • Per chi voti?
  • Sei una persona con problemi fisici?
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Come comportarsi se il datore di lavoro vi pone una o più domande del genere?

In questi casi avete tutto il diritto di non rispondere facendo riferimento al fatto che porre domande del genere durante un colloquio di lavoro è illegale. E a chi mi dice “Va bene Stefano, ma se rispondessi così, sicuramente perderei l’occasione di essere assunto”, non posso far altro che rispondere “sei sicuro/sicura che vuoi lavorare per un datore di lavoro che ancora prima di iniziare a lavorare ti faccia delle pressioni del genere?”. Sappiate che potreste anche denunciare il datore di lavoro che si comporta in maniera illegale durante un colloquio. Non abbiate paura a farlo, il mondo può cambiare e anche una piccola “briciola” può essere l’inizio di un cambiamento!

Il non chiedere informazioni così personali e non inerenti al lavoro è anche il motivo per cui la sezione “dati personali” del CV inglese richiede soltanto: nome e cognome, numero di telefono, indirizzo email e, se lo avete, il link al vostro profilo Linkedin. Niente data di nascita, niente nazionalità, niente sesso, niente foto, niente stato civile. Niente che non sia un dato di contatto che possa essere utilizzato dal datore di lavoro o dall’agenzia per contattarvi nel caso fossero interessati alla vostra candidatura. Questo è anche il motivo per cui quando i nostri lettori ci richiedono il servizio di traduzione CV in inglese, il servizio prevede anche l’ottimizzazione al modello anglosassone (internazionale) altrimenti con il modello Europass avrebbero poche opportunità di essere presi in considerazione.