Questa è la storia di Sandra e Jamie, una coppia che ha mollato tutto per girare il mondo in van. No, sappiamo cosa state pensando, quindi ve lo diciamo subito: non sono nè figli di papà, nè due ricconi. Sono soltanto due ragazzi che hanno deciso di investire i loro risparmi in maniera diversa dal solito e buttarsi in un’esperienza che gli cambierà e segnerà la vita. Durante il loro progetto chiamato Upendovibes lavorano come freelancer (se vi interessa questo mondo LEGGETE QUI) e si mantengono godendosi il viaggio. Ma ora lasciamo spazio ai protagonisti di questa storia.  

Sandra e Jamie, coppia che ha mollato tutto per girare il mondo in van

Sandra e Jamie, una coppia che ha mollato tutto per girare il mondo in van

 

Ciao ragazzi, è un piacere avervi sul nostro sito Viviallestero.com e sulla nostra sezione Lavorare Viaggiando. Spiegateci cosa è Upendovibes e, soprattutto, da chi è composto?

Siamo Sandra e Jamie e ci siamo conosciuti nel 2003, a una gara di atletica leggera, e a luglio del 2004 è iniziata la nostra storia. Siamo cresciuti insieme e abbiamo sempre avuto tanto da condividere nonostante siamo completamente diversi tra di noi. La più grande passione che ci accomuna è il viaggio, approfittiamo sempre di ogni momento libero a disposizione per partire, anche solo per pochi giorni. Qualsiasi occasione è sempre diventata un pretesto per scoprire nuove destinazioni ed esplorare nuovi luoghi. Vivevamo uno a Milano e l’altro La Spezia (Jamie si era spostato lì per lavoro da 4 anni). Per Sandra e Jamie girare il mondo in vanquanto possa essere forte, duratura e collaudata una relazione, la distanza non aiuta. Dall’amore per i viaggi ha preso forma nella nostra testa il sogno di “UPENDO VIBES”, un’idea nel cuore da sempre ma resa concreta solo da un anno a questa parte. Un’idea di convivenza, ma ben poco ordinaria. Comprare un van, adibirlo a camper e girare l’Europa sfruttando le nostre capacità di fotografi. Upendo vuol dire amore in swahili, lingua parlata in Kenya, paese originario del padre di Jamie. Vuol dire amore ma nasconde anche un casuale gioco di parole, UPenDO(wn), up and down, su e giù. Un’inarrestabile montagna russa che rappresenta tutti i rapporti di coppia, fatti di alti e bassi, su e giù; e perché no il su e giù per l’Europa, a bordo di un van. Su per i monti e giù verso i mari, i fiumi, i laghi, e di nuovo su per le colline e giù nelle praterie, nelle brughiere, su per i pascoli e giù nelle valli. Su e giù. Vuol dire amore ma vuol dire anche Viaggio, Scoperta, Emozione. E’ la metafora di una vita insieme e di un’altra vita pronta a cominciare, con nuovi stimoli. Su e giù sono sensazioni che provi, umori altalenanti, un amore che sta in piedi da 14 anni e che ogni tanto vacilla, poi si calma, e poi risale su come preso in pieno da un vortice impazzito, come una nave che percorre per anni fiumi, poi mari, poi oceani; ogni tanto è calmo quel mare, talvolta è burrascoso; ma spesso è un turbinio di onde leggere, sole, luce, salsedine, profumo di crema solare, pelle abbronzata, piedi scalzi, sesso, amore. Upendo. Su e giù.

 

Come si sostiene il progetto UpendoVibes? 

Siamo partiti “auto finanziandoci”, cioè mettendo da parte i soldi per più di un anno in modo da essere auto sufficienti. Per fortuna siamo riusciti a continuare a lavorare anche in viaggio, consegnando a poco a poco vecchi lavori da portare a termine e lavorando con gli sponsor che abbiamo trovato, con piccole collaborazioni.

 

Quanto tempo avete impiegato per trasformare questo vostro progetto in realtà?

Era il 15 gennaio 2017 quando Jamie mi ha mandato un messaggio, dal nulla, con scritto “Allora quando ci compriamo una mega jeep/camion e giriamo il mondo, io e te, facendo corsi di fotografia e video itineranti?”.

Da allora ne sono cambiate di cose. Da lì è partito tutto, idee, sogni, progetti. La jeep si è trasformata in un van, il giro del mondo ridimensionato a giro d’Europa, i corsi di fotografia sono diventati progetti fotografici e video.

Siamo partiti a inizio febbraio, ce l’abbiamo fatta. Dall’Italia abbiamo visitato quasi tutta l’Europa a bordo del nostro van (un Volkswagen T3) alla ricerca di scenari e location meravigliose.

Sandra e Jamie, due ragazzi che hanno deciso di mollare tutto e girare il mondo in vanIl van è diventato la nostra casa, per 4 mesi. È stato casa, mezzo di trasporto, ufficio, avventura.

Abbiamo attraversato 24 nazioni (25 con l’Italia), siamo stati on the road per 119 giorni, abbiamo percorso 21.807 km, consumato 1677 litri di diesel, siamo incappati in 5 guasti al van e abbiamo dormito in 105 posti diversi.

 

Quali sono gli aspetti più importanti che la vita in viaggio vi sta regalando e vi sta facendo apprezzare?

Questo periodo di tempo passato in un van ci ha fatto rivedere la nostra vita, sotto un altro punto di vista. Abbiamo imparato a capire cosa conta realmente, anche quando siamo in viaggio. Abbiamo conosciuto persone che ci hanno reso migliori, persone che danno agli altri tutto se stessi senza volere nulla in cambio. Abbiamo imparato a convivere, come coppia. Siamo partiti per un viaggio in van di 4 mesi senza aver praticamente mai convissuto, ci siamo lanciati alla scoperta del mondo e di noi stessi senza sapere come sarebbe stato e pensando “se sopravviveremo (come coppia) a questo, potremmo sopravvivere a tutto”. Lo stretto contatto ci ha fatti litigare, molto, ma ci ha anche avvicinati di più, ci ha fatti conoscere più intimamente nonostante stessimo insieme da quasi 14 anni. Abbiamo imparato ad apprezzare di più la vita nella sua semplicità, i cieli di tutta Europa, una nuvola in cielo di una forma particolare, la pioggia che batte sui finestrini. Ogni condizione meteorologica che infastidirebbe chiunque nella vita di tutti i giorni, ci ha dato in questa esperienza un motivo in più per sorridere di qualcosa di diverso. Sentire la pioggia battere dolcemente sul tetto del van, addormentarsi in un bosco e svegliarsi con il mezzo coperto di neve e divertirsi nel cercare si farlo uscire. Abbiamo ammirato i fulmini e il sole troppo caldo ha scaldato L’acqua per le nostre docce “wild”. Ecco si, in questo tipo di vita si imparano ad apprezzare molte cose, che normalmente si tralasciano.

 

In quali nazioni/località siete stati e dove andrete?

Abbiamo visitato, nell’ordine e partendo dall’Italia: Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Serbia, Bulgaria, Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia.

Ora che siamo tornati stiamo già iniziando a fantasticare per poter progettare e organizzare un nuovo viaggio, magari al di fuori dell’Europa.

 

Cosa pensano i vostri cari e gli amici di questo vostro progetto?

Per fortuna abbiamo potuto contare da sempre e da subito sul sopporto morale di amici e parenti. Sono tutti fan sfegatati della nostra impresa, i nostri primi sostenitori. Genitori, sorelle, cugini, zii, nonne, amici di una vita. Hanno creduto in noi e hanno parlato di noi a loro volta con altri amici e colleghi e ci hanno pubblicizzato con l’entusiasmo tipico di chi ti vuole bene incondizionatamente. Hanno condiviso i nostri post, hanno viaggiato con noi attraverso i nostri racconti e le nostre foto.

Io (Sandra) prima di partire ero istruttrice di minibasket a La Spezia, e avevamo un esercito di followers anche tra i genitori dei bambini che allenavo, una bellissima soddisfazione. Durante il viaggio spesso sentivamo i nostri amici su WhatsApp, a volte ci perdevamo in video chiamate infinite raccontando le ultime avventure (o disavventure) del viaggio e facendoci raccontare le ultime novità della vita italiana ma soprattutto spezzina.

Siamo fortunati ad aver avuto tante persone “dalla nostra parte”, senza trovare titubanze o perplessità. Solo un po’ di preoccupazione da parte delle mamme, alle quali non abbiamo raccontato di esserci ribaltati su un fianco con djambo fino a quando non siamo tornati in Italia. Se glielo avessimo detto prima di tornare si sarebbero preoccupate troppo e inutilmente. Infatti ne siamo usciti miracolosamente illesi, siamo stati davvero fortunati.

 

Quali sono i pro e i contro di “questa vita” rispetto alla vita che svolgevate prima

I contro: non potersi lavare tutti i giorni, doversi adattare agli spazi ristretti del van.

Sandra gira il mondo in vanI pro: vedere l’alba in un posto e il tramonto in un altro, svegliarsi ogni giorno in un posto diverso, vivere tre stagioni diverse in giro per l’Europa, cenare in riva al mare, sulle sponde di un lago, fare colazione ai piedi di una montagna, accendere un fuoco sulla neve, giocare a bocce in un bosco, cucinare davanti a una cascata, guidare con il tramonto e poi fermarsi per decidere dove dormire, visitare 25 nazioni, dormire abbracciati, scoprire che si ricordano con più piacere le disavventure e il come si sono risolte, cantare a squarciagola sotto le stelle, conoscere persone diverse ogni giorno, incontrare e abbracciare le culture dei paesi che si visitano, assaggiare piatti strani, ascoltare i rumori della notte, sentire il ticchettio della pioggia sul tetto del van, addormentarsi guardando la luna dal finestrino, guardare serie su Netflix dimenticandosi dove si è parcheggiati quella sera, montare l’amaca ovunque, grigliare sul barbecue e bere vino in calici di plastica, allenarsi in spiaggia prima di cena e lavarsi facendo il bagno il mare e poi la doccia al chiaro di luna, non pensare a cosa mettersi perché tanto sono sempre le stesse cose, non mettersi il reggiseno, camminare scalzi, vedere cartelli stradali strani e confrontare il “pericolo animali” da un paese all’altro, contare le macchine gialle, sentirsi liberi.

 

Quali secondo voi sono le skills (qualità professionali e umane) più importanti da aver per poter pensare di vivere una vita “diversa dal solito” come quella che state portando avanti voi?

Crediamo che sia necessario un forte spirito di adattamento e il non avere troppe pretese per sé stessi sulla vita da condurre. Rinunciare alle cose non indispensabili come mangiare fuori, avere tanta forza di volontà e di mettersi in gioco. Leggevamo spesso storie di persone che avevano “mollato tutto” e ci chiedevamo come fosse possibile, e come tanti pensavamo in automatico che fossero “ricchi di famiglia”. Non so perché ma viene più facile pensare questo, piuttosto che le persone si siano fatte in 4 e sacrificate per rincorrere un sogno. Per un anno abbiamo risparmiato e messo da parte soldi per comprare il van, ce lo siamo sistemato da soli per quanto riguarda la parte estetica e poi siamo partiti. È vero, siamo fotografi e abbiamo anche lavorato viaggiando, ma ciò non toglie che chiunque possa riuscire nell’intento, trovando la strada più giusta per poter riuscire a vivere “una vita diversa”. Abbiamo visto persone inventarsi i lavori più assurdi e incredibili, pur di raggiungere il loro obiettivo e vivere sentendosi davvero felici e realizzati. Determinazione, capacità di adattamento, forza di volontà, fantasia.

 

Avete un episodio che più ricordate con piacere del vostro viaggio?

Vedere l’aurora boreale è l’esperienza che più ci è rimasta nel cuore. Il viaggio è stato progettato in funzione di questo Sandra e Jamie, due ragazzi che hanno girano il mondo in vanfenomeno naturale. Volevamo vederla da tanto tempo, e siamo riusciti a organizzare il viaggio per poter arrivare in Norvegia, nelle isole Lofoten, in tempo per gli ultimi periodi in cui è possibile vederla potente e in tutto il suo splendore. Siamo stati anche particolarmente fortunati perché solo la seconda sera in cui eravamo alle Lofoten, la natura ci ha regalato uno spettacolo incredibile. In cielo è spuntata quella che sembrava inizialmente una piccola nuvoletta verdastra, che pian piano ha iniziato a espandersi sempre di più fino a che non è “esplosa” diventando così grande da occupare tutto il cielo da noi visibile. Non sapevamo dove guardare né dove puntare la macchina fotografica, era tutta intorno a noi. L’aurora boreale, le luci del nord. Se non le vedi non ci credi, danzavano, in tantissime sfumature di colori. Quella sera non la dimenticheremo mai, la sera in cui à – 15 gradi abbiamo visto la nostra prima aurora, e non curanti del freddo abbiamo passato 3 ore su una spiaggia innevata ad ammirare il lento progredire di una magia, tutta “made in nature”.

 

Grazie mille ragazzi per il tempo che ci avete dedicato rispondendo a queste domande! Buon viaggio e buona fortuna col vostro progetto. Potete seguire Sandra e Jamie all’account Instagram e alla pagina Facebook dedicate al loro progetto.