Ci siamo trasferiti all’estero con bambini piccoli
La nostra famiglia è composta da mio marito, io e due bimbetti (di 6 e 4 anni) e ci troviamo ad Oxford in Inghilterra dal 12 Gennaio.
La storia nasce da questo punto: primavera dello scorso anno, mio marito, avvocato, non riusciva più per svariati motivi ad avere un reddito che ci consentisse di vivere decentemente. Io a 46 anni con due figli ero oramai già fuori dal mercato del lavoro italiano. Durante l’inverno mio marito ha passato 4 mesi a Londra per un contratto a termine e nonostante il breve periodo era riuscito comunque a notare le differenze con l’Italia. Una volta tornato, sia lui che io ci mettiamo di buona lena a cercare un lavoro. Parlo inglese molto bene (e anche un po’ di spagnolo) e non si sa quanti CV ho mandato per lavori come “segretaria uso inglese” e quante altre inserzioni che potessero far al caso mio. Risultato? Neanche un colloquio, ZERO!
Uno di questi era con l’azienda che poi mi ha assunto. Chiedo consigli ai ragazzi di Viviallestero.com per prepararmi al meglio al colloquio di lavoro in lingua inglese e devo dire che sostengo proprio un bel colloquio, tanto che dopo due giorni mi convocano per un secondo colloquio ad Oxford. Vengo qui per un paio di giorni e torno a Roma. Ai primi di Gennaio mi arriva la conferma: il 18 inizio come Customer Service Advisor con contratto Permanent (tempo indeterminato)!!!
Come dei pazzi organizziamo il trasferimento in 10 giorni (senza mobili, abbiamo casa nostra a Roma e tutto è rimasto li).
C’è da premettere che io e mio marito abbiamo vissuto a Londra circa 3 anni nel 2000 quindi non siamo nuovi a questo tipo di esperienze, ma farlo (per me) a 46 anni e con due figli piccoli al seguito è veramente un grosso passo.
Mi sembra secoli fa quando eravamo nella casa italiana e chiedevamo consigli a Stefano per cambiare la nostra vita. Discutevamo sul da farsi, quale strada scegliere e i mille quesiti che ci sono quando si fanno questo genere di scelte.
Non sentiamo la mancanza del nostro paese, io adoro vivere nel Regno Unito dove se hai voglia di lavorare e buona volontà c’è posto per tutti. Tutti ci dicono che abbiamo fatto bene ad andare via e sappiamo bene che “only the brave” ci riescono.
Non tornerei indietro, l’Italia purtroppo non ci offriva niente. Ogni volta che Stefano posta annunci di lavoro all’estero, io li condivido sempre sui miei social, nella speranza che qualcun altro si possa realizzare come abbiamo fatto noi. Ancora grazie di tutto e scusatemi se sono stata prolissa.
Un saluto, Anna!
Se siete interessati al tema famiglie e bambini all’estero, potete leggere anche il nostro articolo su come crescere un bambino in Spagna.















