Come organizzare il mio trasferimento e la ricerca di un lavoro a Bruxelles. Quella di oggi non è una mattina come tutte le altre, tipo una di quelle mattine in cui mi sveglio con lo stesso pensiero che non mi lascia in pace da mesi e senza un progetto concreto tra le mani.

Stamattina il giorno ha tutto un altro sapore: il pensiero fisso non è cambiato ma un progetto ce l’ho! Questo mi serve per osservare le cose da un’altra prospettiva e, pur essendo ancora incerte e poco definite, posso comunque investirvi tutte le mie energie per renderle più nitide.

Questo è il mio nuovo punto di partenza: svegliarmi al mattino con l’idea di impiegare la nuova giornata per costruire, passo dopo passo, il mio sogno chiamato Bruxelles.

Per anni ho inseguito questa città che riveste  per me un’importanza particolare dato che quando decisi di studiare le lingue Come organizzare il mio trasferimento e la ricerca di un lavoro a Bruxellesstraniere, lo feci non perché un giorno avrei voluto insegnarle dentro quattro mura ma perché volevo proprio arrivare a Bruxelles. Progetto ambizioso, difficilissimo da realizzare e che condivido con tanti giovani europei agguerritissimi.

I tentativi sono stati numerosi e la risposta sempre e terribilmente la stessa. Cosa mi restava da fare allora, arrendermi? Assolutamente no.

Decisi che sarebbe stato meglio lasciare in standby questo progetto per fare altre esperienze all’estero, prepararmi per essere più determinata e competitiva e poter giocare al meglio tutte le carte.

La cosa veramente assurda è che proprio in questo periodo in cui ne avrei avuto maggiormente bisogno,  il sogno sia ritornato a galla lentamente e non abbia, invece, preso il sopravvento.  Avrei valutato tutto con fermezza e invece ho sprecato lunghi mesi saltando con la mente da una destinazione ad un’altra, completamente disorientata.

Tutto questo, però, ha una sua nota positiva. Credo che dal caos nasca sempre qualcosa di buono e a volte diventa quasi essenziale e necessario passare attraverso il caos per uscirne rigenerati e con più voglia di fare.

Come mi sto organizzando?

Innanzitutto parto sempre dall’idea che bisogna avere l’umiltà di non ritenersi troppo preparati e non credere che non valga la pena approfondire quanto si è studiato e praticato da tempo. Diciamo che non mi è mai piaciuto improvvisare ed essere approssimativa nelle cose.

Non avendo mai vissuto in un Paese francofono, comincerò proprio dalla lingua. Ho la fortuna di poterla praticare in casa tutti i giorni e quindi sfrutterò al massimo questa opportunità.

Il passo successivo sarà quello di adattare il mio cv alle esigenze delle aziende locali che mi interessano e che visiterò di persona una volta stabilita lì.

A questa fase seguirà poi quella del lancio del tipico passaparola dell’amico del fratello del cugino che mi servirà per cercare casa.

E inoltre mi sto documentando sulla città, sullo stile di vita, sugli eventuali interessi che potrei coltivare lì, come poterla vivere appieno.

Paura? Di partire da sola e senza nulla, no. Di non riuscire a realizzare il mio sogno, beh quella sì. Ma guai se non fosse così, non ci sarebbe alcun ostacolo da superare e di conseguenza ci sarebbe meno motivazione. Non provare sarebbe un gravissimo errore! Quindi si va!

Se adesso parlo in questo modo, lo devo proprio a questo periodo di totale confusione grazie al quale ho conosciuto una splendida persona che ha svolto un ruolo determinante lungo il percorso che mi ha portata a questa decisione. Mi ha aiutata a rivedere con occhio critico quei tratti della mia personalità che continuavano a bloccarmi e a farmi rinviare l’idea di una partenza “con soli biglietto e valigia” ma soprattutto mi ha spinta a guardare il mondo del lavoro con più flessibilità.

Il mio più sincero ringraziamento va proprio a questa persona, alla quale, in un certo senso, dedico la mia partenza!