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Oggi non voglio pensare alle cose pratiche, a cosa non dimenticare, oppure cose del tipo “guardiamo gli orari dei tram”, “come mi arrangerò per alimentarmi”, “da dove comincerò a distribuire il mio cv”, “cosa evitare per non ammalarmi”, “devo rispolverare il mio francese” … basta, il tempo dei programmi è terminato, adesso ci si butta e … vada come vada!!!

La valigia che mi accingo a preparare non contiene semplicemente abiti e accessori. E’ molto più pesante rispetto a quelle che ho riempito nelle mie esperienze di vita all’estero precedenti (spero che in aeroporto saranno clementi ). Non che le mie precedenti “vite” all’estero fossero meno importanti di quella che mi attende adesso. Sono io ad essere profondamente cambiata in questi mesi, sono mutate le mie attese, le mie esigenze, ed è diventata predominante la voglia di cambiamento.

Lamentarsi e sfogarsi serve, ma alla lunga non porta a nulla. Meglio quantomeno provare a modificare ciò che non ci piace, ciò che non ci rende del tutto sereni o che semplicemente non soddisfa le nostre aspettative. L’abitudine può essere un’arma a doppio taglio, se da un lato crea una (illusoria a mio parere) realtà sicura, dall’altro porta all’adeguamento passivo allo stato delle cose. Per quanto mi riguarda, non voglio abituarmi ad una realtà che difficilmente potrà offrirmi un futuro, almeno per il momento (nel frattempo rimango fiduciosa che la situazione possa migliorare).

La parte più difficile non è tanto pianificare il viaggio e decidere cosa si farà una volta giunti a destinazione. In questo possono aiutarci familiari, amici, gente che vive già da tempo sul posto, internet, persone preparate e disponibili come Stefano. Ma questa è davvero una passeggiata se confrontata con le nostre profonde motivazioni e a quanto crediamo in esse.

Crederci è la vera sfida! E crederci nonostante le difficoltà, le critiche, i tanti “che cavolo stai facendo” ricevuti da persone vicine, nonostante i tuoi stessi dubbi, le tue stesse paure, è già una forma di vittoria. Il primo passo per sentirsi meglio con se stessi. Crederci vuol dire anche assumersi delle responsabilità, provare a se stessi cosa si è capaci di fare, conoscersi fino in fondo, ascoltarsi dentro mentre la quotidianità scorre inesorabile insieme al tempo.

Potrà sembrare un atteggiamento poco carino ma ai tanti che mi chiedono “cosa andrai a fare?” mi sono anche scocciata di rispondere. Per un semplice motivo: non ho più tempo per rispondere ai loro quesiti, alla loro curiosità, alle loro preoccupazioni. Anche perché sono più loro che mie! Capiterà anche a voi di affrontare questo momento … beh, il consiglio che posso darvi è quello di non cedere alla tentazione di dover giustificare la vostra scelta di partire. Spiegatelo soltanto a voi stessi.

In questa giornata di preparativi voglio dedicare il mio tempo ai miei pensieri, rivolgendoli alle persone che occupano un ruolo fondamentale nella mia vita. Quelle persone che hanno sempre arricchito con la loro costante presenza il mio percorso di vita e sostenuto i miei progetti con la loro vicinanza. Le stesse persone di cui percepirò fortemente la mancanza ma che sentirò sempre accanto in ogni momento, basterà volgere lo sguardo al cielo per sapere di trovarci nello stesso mondo, i chilometri che ci separeranno saranno occasione di riscoperta e crescita.

Parto perché sono curiosa di sapere cosa potrebbe riservarmi il mondo al di fuori dello Stivale. Parto perché mi piace sperimentare stili di vita diversi. Parto perché in contesti internazionali mi sento viva. Parto perché l’incontro con altre culture mi aiuta a migliorarmi. Parto perché le opportunità vanno ricercate. Parto perché tutti questi desideri non possono restare chiusi in un cassetto.